Opportunisti fiscali per forza

La Francia è sconvolta dalla “fuga” di Gerard Depardieu: ha stracciato il passaporto pur di non pagare l’aliquota del 75 per cento sul reddito per la parte eccedente il milione di euro. Un tale affronto alla grandeur non lo si era (quasi) mai visto, parbleu. Non è il colpo di testa di un Mr Scrooge parigino, ma la risposta normale a un fisco rapace. Depardieu non è un’azienda, per quanto ne possieda anche. E’ un privato facoltoso cittadino. Il senso della sua ribellione di cittadino libero e privato a una tassazione forsennata e illiberale non va confuso con il problema di carattere più generale del regime della tassazione d’impresa nell’epoca della globalizzazione.
16 AGO 20
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La Francia è sconvolta dalla “fuga” di Gerard Depardieu: ha stracciato il passaporto pur di non pagare l’aliquota del 75 per cento sul reddito per la parte eccedente il milione di euro. Un tale affronto alla grandeur non lo si era (quasi) mai visto, parbleu. Non è il colpo di testa di un Mr Scrooge parigino, ma la risposta normale a un fisco rapace. Depardieu non è un’azienda, per quanto ne possieda anche. E’ un privato facoltoso cittadino. Il senso della sua ribellione di cittadino libero e privato a una tassazione forsennata e illiberale non va confuso con il problema di carattere più generale del regime della tassazione d’impresa nell’epoca della globalizzazione. Ma da un punto di vista più culturale, a spingere Depardieu è la stessa molla che ha convinto diverse multinazionali a strutturarsi in modo da ridurre il carico fiscale. Nel mirino della crociata contro la presunta evasione sono entrati i colossi del Web come Amazon, Facebook e Google, colpevoli di giocare sui trasferimenti intra-gruppo per spostare gli utili dove ricevono un trattamento più favorevole. Ma è vera evasione oppure una strategia razionale volta a garantire la sostenibilità del business? Il caso Amazon: la sussidiaria italiana è arrivata in Italia l’anno scorso. Ha uffici, magazzino e dipendenti. E’ un investimento che in tutta evidenza fa bene all’Italia: ha creato posti di lavoro, genera indotto, produce tasse che vanno allo stato e offre ai consumatori opportunità. L’accusa è di avere il quartier generale in Lussemburgo, sorta di paradiso fiscale che sopravvive alle spinte europee verso l’armonizzazione e che anzi fa aggio sulla libera circolazione di servizi e capitali inscritta nella “costituzione” Ue. Non preoccupa che le imprese vadano in giurisdizioni a bassa fiscalità ma che alcuni stati siano fiscalmente inospitali per l’impresa.